03 settembre 2017

La famigerata "Butcher cover" dei Beatles

Cosa ci fanno i Beatles con dei camici bianchi, e in mano brandelli di bambole e carne sulla copertina di questo disco? Si tratta di quella che i fans chiamano "Butcher cover", e ha una storia molto interessante.

Questa vicenda è ambientata nel 1966. Mentre in Gran Bretagna e nel resto del mondo gli album dei Beatles uscivano con 14 tracce, negli Stati Uniti la Capitol Records li pubblicava con meno canzoni. Con i brani tolti da ogni album e i singoli che non vi erano compresi, venivano realizzati degli LP "in più" che uscivano solo sul mercato statunitense.

Uno di questi si intitolava "Yesterday and today" e i Beatles scelsero come copertina una foto scattatagli dal fotografo Robert Whitaker, che vestì il quartetto con dei camici bianchi e gli mise in mano pezzi di bambole e brandelli di carne. Paul McCartney insistette molto affinché venisse usata quella foto per l'album, descrivendola come "Il nostro commento sulla guerra in Vietnam". Altre interpretazioni la vedono però come una forma di protesta da parte del gruppo nei confronti della Capitol Records, colpevole di "macellare" i loro album.

L'album uscì, ma fu subito ritirato dai negozi in seguito alle polemiche: la Capitol aveva infatti ricevuto centinaia di lettere di protesta per la sua copertina. Su questa venne incollata un'immagine più classica, e le copie reimmesse sul mercato.

Se aveste la fortuna di trovare presso un mercatino dell'usato una stampa di "Yesterday and Today" con la "Butcher cover", sappiate che sul mercato del collezionismo può valere migliaia di euro. In tanti hanno invece acquistato uno degli album "ricopertinati" e hanno provato a strappare la cover aggiuntiva, senza successo; il loro valore è decisamente inferiore.

La scaletta dell'album è la seguente (tra parentesi è indicata la pubblicazione inglese):

LATO 1
Drive My Car
(Rubber Soul - 1965)
I'm Only Sleeping (Revolver - 1966)
Nowhere Man (Rubber Soul - 1965)
Doctor Robert (Revolver - 1966)
Yesterday (Help! - 1965)
Act Naturally (Help! - 1965)

LATO 2
And Your Bird Can Sing
(Revolver - 1966)
If I Needed Someone (Rubber Soul - 1965)
We Can Work It Out (Singolo - 1965)
What Goes On? (Rubber Soul - 1965)
Day Tripper (Singolo - 1965)

27 agosto 2017

Blogger dice che oggi questo blog ha raggiunto le 57.000 visite.
Un sentito ringraziamento da parte mia a tutti i visitatori del blog!


26 agosto 2017

I Milli Vanilli, ovvero la più grande truffa della storia della musica

La vicenda che vede protagonista i Milli Vanilli, band pop/dance tedesca di fine anni '80, passata in un attimo dalle vette delle classifiche al dimenticatoio quando si scoprì il suo clamoroso imbroglio, è una storia degna della trama di un film; spero pertanto che mi perdoniate se nell'esporla in quest'articolo la parasafrerò un po'.

Ci troviamo in Germania nel 1988. Il produttore discografico Frank Farian ha per le mani una band con un'ottima capacità compositiva ed esecutiva. Il gruppo ha un solo difetto: non ha un'immagine accattivante, che possa fare presa sul pubblico. Farian si trova così nel dubbio se produrre la band, rischiando il flop e la perdita di un mucchio di soldi, oppure non finanziarla ma rinunciando ad un probabile successo, e ad una cifra ancora maggiore di denaro. È proprio questo il dubbio che tormenta il produttore, mentre si trova appoggiato al bancone di una discoteca di Monaco di Baviera. "Siamo nell'epoca di MTV, per avere successo un gruppo deve avere un'immagine forte, cool, come... come... come quei due ragazzi laggiù" pensa Farian guardando due giovani di colore che si stanno scatenando in pista. Sono Fab Morvan, 22 anni, francese, nato a Parigi da genitori del Guadalupe, e Rob Pilatus, 23 anni, tedesco, nato a Monaco e figlio di un soldato afroamericano. I due si sono conosciuti quella sera. È in quel momento che al produttore viene in mente la pericolosa idea, pertanto chiama i due ballerini e gli fa cenno di seguirlo in un privé.

"Ragazzi, vi piacerebbe diventare delle pop star acclamate dalla folla, e con un bel conto in banca?" "Sarebbe bello, signore, ma noi non sappiamo né cantare né suonare" "Sciocchezze, non serve! Basta che mettiate le vostre facce sulla copertina del disco e sul materiale promozionale, e ho già una band che penserà alle canzoni al vostro posto. Allora, ci state?" "Ma questa cosa è legale?" "Farete un mucchio di soldi". I due ragazzi sono disoccupati, e quindi accettano.

Quando Farian comunica la novità ai componenti della band, questi la prendono malissimo, ma la gentile proposta del produttore è di quelle che non accettano altre soluzioni: "O con loro, o non vi produco!" Il gruppo si morde la lingua e accetta. Il 45 giri di "Girl you know it's true" viene così prodotto con il "metodo Farian": band competente alla canzone, ballerini bellocci in copertina, ed esce il 25 giugno 1988 (vedi foto). Il produttore aveva visto giusto: il disco diventa subito un successo in Germania. Comincia a crescere la fama dei due ragazzi, e il conto in banca di Farian. Questo spinge il produttore a fare il passo successivo, e convoca Morvan e Pilatus per realizzare il video promozionale del singolo. "Ma noi non sappiamo cantare!" "Sciocchezze! Basta che balliate come quella sera in discoteca, che muoviate le labbra, e andrà tutto bene!" I ragazzi sono un po' titubanti, ma nel filmato danno fondo al loro repertorio di salti e movimenti sincopati. Anche questa volta Farian aveva visto giusto: il videoclip diventa un successo a livello europeo, facendo accrescere la fama di Morvan e Pilatus, e la ricchezza del produttore. I tempi sono maturi per far uscire un album, e nel novembre 1988 viene pubblicato "All or Nothing", seguito un mese dopo dal nuovo singolo e dal video di "Baby Don't Forget My Number". Per la terza volta Farian si dimostra un produttore in gamba, e non tardano ad arrivare da tutto il mondo (Italia compresa) ulteriore fama e denaro per i ragazzi e il boss, rigorosamente in quest'ordine.

I canali televisivi internazionali cominciano a chiedere la presenza dei due frontmen nelle loro trasmissioni; Farian accetta e lo comunica ai due ragazzi. "Ma noi non sappiamo cantare! Questa volta ci scopriranno!" "Sciocchezze! Tutti i cantanti in televisione si esibiscono in playback! Basta che andiate lì e facciate la stessa cosa che avete fatto nei video!" Morvan e Pilatus sono poco convinti, ma accettano. Nelle prime esibizioni televisive si dimostrano un po' insicuri, ma ben presto prendono confidenza con il mezzo. Anzi, ci prendono proprio gusto, e i loro playback televisivi diventano degli spettacoli in cui i due ragazzi ballano, corrono, saltano, si scontrano in volo e il tutto senza smettere di "cantare". Morvan mima la voce principale, e Pilatus fa il labiale della seconda voce e persino del coro femminile. Le loro esibizioni raggiungono un tale livello di finzione che nelle trasmissioni che richiedono anche la partecipazione della band, addirittura i musicisti si lanciano in un playback sfrenato. C'è un filmato in cui il bassista "suona" il suo strumento prendendolo a sberle, cercatelo su Youtube. Siamo negli anni '80, il pubblico non pensa neanche lontanamente che uno spettacolo possa essere finto, ma soprattutto non si interroga nemmeno sul problema, perché non ha importanza. Qualcuno però nota una cosa... Non sfugge infatti a chi si occupa di musica come nelle interviste internazionali i due frontmen dimostrino di avere poca familiarità con la lingua inglese, a dispetto della dimestichezza sfoggiata nelle canzoni. Questa però è solo un'idea, che rimane lì e non disturba il successo dei Milli Vanilli.

Tra il marzo e il luglio del 1989 escono l'album "Girl you know it's true" e i singoli "Girl I'm Gonna Miss You" e "Blame It on the Rain". Il successo del gruppo è inarrestabile: l'intero globo terrestre gli tributa i due benefit tanto graditi. Inebriato da questo, Frank Farian decide di alzare ulteriormente l'asticella: conferma la partecipazione dei Milli Vanilli ad un concerto organizzato da MTV. "Un concerto? Ma sei matto? Ci scopriranno!" "Sciocchezze! Non è un vero concerto: è organizzato da MTV, è come una trasmissione televisiva. Voi andate lì e fate il vostro solito spettacolo." Poco convinti, i ragazzi accettano.

È il 21 luglio del 1989. Stando dietro alle quinte dello show, i due frontmen sbirciano verso la platea. Quello che vedono gli gela il sangue nelle vene: davanti a loro c'è una folla di 80.000 persone. "Se qualcosa va storto questa volta, siamo spacciati" "Ora saliamo sul palco e facciamo del nostro meglio, ma quando abbiamo finito andiamo da Farian e gli diciamo che non vogliamo più continuare a fingere". Le note di "Girl you know it's true" iniziano a suonare, e i ragazzi entrano in scena mettendo impegno nella loro esibizione in playback. L'occasione è di quelle importanti: sul palco gli hanno messo anche i musicisti e persino il coro femminile. Sta tutto procedendo per il meglio, la folla è entusiasta. Siamo alla fine degli anni '80, i cd esistono già ma sono poco usati: quello che il pubblico sta ascoltando è un caro e vecchio disco in vinile. Se un cd salta, smette di suonare; se un disco salta, continua a ripetere la stessa frase, e questa volta succede proprio sul ritornello. "Girl you know it's... Girl you know it's... Girl you know it's... Girl you know it's..." Pilatus abbozza, cerca di fare il labiale anche di questo, ma ben presto si accorge di essere ridicolo e fa la cosa peggiore che potesse fare: fugge dietro le quinte. Morvan si ritrova da solo in scena mentre si sente a ripetizione la parte vocale del suo compagno; preso dal panico, scappa anche lui dal palco. Sarebbe bastato dire una cosa semplice tipo "Scusate, oggi abbiamo mal di gola e facciamo l'esibizione in playback. Adesso rimettiamo il disco e ripartiamo" ma la tensione e la paura di essere scoperti che i ragazzi si portano dietro da mesi li blocca. Paradossalmente qualsiasi altra cosa, a parte fuggire di scena, sarebbe andata bene: il pubblico è contento di sentire una bella canzone e di vedere i propri beniamini sul palco, tutto il resto non gli importa. Non serve nemmeno inventarsi una scusa: la folla è lì che attende solo che la band torni in scena e che lo spettacolo ricominci. Quel giorno però Morvan e Pilatus non ritornano sul palco.

L'episodio mette qualche sospetto negli addetti ai lavori, ma non influisce sul successo della band, tant'è che nel gennaio 1990 esce il singolo "All or Nothing". A far scoppiare il caso è una dichiarazione del vero cantante della band Charles Shaw, il quale, probabilmente stanco di stare nell'ombra e deluso dal comportamento dei due frontmen, svuota il sacco davanti alla stampa. Questa si getta immediatamente sulla band e il produttore: tutti vogliono sapere la verità. Non riuscendo a reggere la pressione mediatica, il 12 novembre 1990 Farian confessa, confessa tutto. Qui scoppia il vero scandalo: la casa discografica molla il produttore, e lui molla i Milli Vanilli. Questo ovviamente non basta: contro di loro vengono intentate 27 cause, e viene revocato il Grammy da poco ricevuto. Morvan e Pilatus convocano una conferenza stampa in cui dichiarano che è vero, non erano loro a cantare, ma si sarebbero iscritti ad un corso di canto e avrebbero fatto sentire a tutti di cosa sono capaci. Pochi mesi dopo sono infatti in studio di registrazione per farci sentire il risultato dei loro sforzi: cantano da schifo. I loro tentativi si rivelano dei flop pazzeschi, o non vedono nemmeno la pubblicazione. La vicenda ha purtroppo un finale drammatico: Rob Pilatus muore di overdose nel 1998.

Ma... c'è anche un finale positivo: dopo decenni di sforzi e di corsi Fab Morvan ha finalmente imparato a cantare. Attualmente si esibisce in concerti e apparizioni televisive di "vecchie glorie" ballando, cantando la parte principale, la seconda voce e persino il coro. Ed è bravo.

In conclusione: è vero che i Milli Vanilli cantassero sempre in playback, ma le loro esibizioni erano spettacoli veri e propri, e la gente ne andava matta. Poi le canzoni erano comunque suonate e cantate da qualcuno, il Grammy doveva rimanere della vera band; fino dall'inizio non era per i ballerini. E di sicuro chi comperava i dischi non lo faceva per la foto in copertina ma per ascoltare le canzoni. Penso quindi che i Milli Vanilli siano stati puniti troppo severamente per quello che hanno fatto, anche considerando che non sono stati né i primi né gli ultimi a fare questo gioco. Nella storia della musica pop e dance vi sono stati altri casi simili: uno famoso è quello dei Boney M in cui il frontmen Bobby Farrell non era la stessa persona che cantava nei dischi. E sapete chi cantava realmente? Frank Farian! Proprio lui, il produttore dei Milli Vanilli! Un caso italiano è invece quello di Corona, "cantante" dance anni '90 impersonata dalla modella Olga Maria de Souza, che tra il primo e il secondo singolo ha cambiato voce! Meritano di essere citati, inoltre, gli analoghi casi dei Baltimora e Dan Harrow.

19 agosto 2017

I Beatles misteriosi ed occulti

Molti misteri circondano i Beatles e le loro canzoni: personaggi strani e mistici, simbologie occulte, messaggi nascosti e persino la morte di uno di loro. Vediamo di fare chiarezza.

Il mistero principale legato ai Beatles è la presunta morte di Paul McCartney, il cosiddetto PID (Paul is dead). La leggenda nacque nel 1969 quando un ascoltatore chiamò una radio di Detroit e disse che McCartney fosse morto, poi sostituito da un sosia, e che gli indizi si trovassero nei testi e nelle copertine degli album. Una teoria che normalmente non avrebbe lasciato traccia, e invece rimbalzò immediatamente dall'altra parte dell'Atlantico, a Londra, e poi si diffuse in tutto il mondo. Persone di ogni nazionalità si lanciarono nello scovare le presunte prove, trovandone molte ma nessuna definitiva. A oggi è ancora ufficialmente considerata una bufala.

Nel 1968 i Beatles si recarono in India. Perché? Cosa cercavano? Chi trovarono? Nell'agosto 1967 il quartetto conobbe il Maharishi Mahesh Yogi durante una lezione sulla meditazione trascendentale a Londra; il Maharishi li invitò a seguirlo presso il suo ashram in India per intraprendere un percorso di approfondimento della tematica. I Beatles vi si recarono con le rispettive compagne, e assieme a loro c'erano anche Mia Farrow e la sorella Prudence, Mike Love dei Beach Boys e Donovan. Le principali attività presso l'ashram erano la meditazione e l'ascolto delle lezioni del Maharishi. I primi giorni i Beatles furono molto coinvolti dalla situazione, salvo in seguito stufarsene (Ringo e Paul) oppure avere dei dissapori (John e George) e decisero quindi di allontanarsi e tornare a casa.

Tutti conoscono la copertina di "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band", il più famoso album dei Beatles e probabilmente della storia. Ma chi sono i personaggi che vi compaiono? È vero che alcuni di questi siano misteriosi? È vero tra di loro si trovino degli assassini? La copertina nacque in questo modo: una volta decisa l'idea, i Beatles stabilirono che ognuno di loro avrebbe potuto scegliere i personaggi che vi sarebbero comparsi. Paul McCartney scelse cantanti e scrittori, George Harrison volle santoni indiani, John Lennon avrebbe voluto Hitler, Gandhi e Gesù Cristo ma queste proposte gli furono bocciate, Ringo Starr disse che gli sarebbe andato bene quello che volevano gli altri. I nomi esatti dei personaggi sono riportati all'interno del libretto dell'album, e non vi compare nessun individuo "compromettente".

È vero che sulle copertine dei dischi dei Beatles compaiano delle simbologie occulte? La maggior parte delle osservazioni in proposito sono legate alla presunta morte di Paul McCartney. Ad esempio la famosa copertina di "Abbey Road", in cui McCartney compare scalzo, i vestiti dei 4 sembrano indicare che stiano partecipando ad un funerale, e sullo sfondo si trova un Maggiolino Volkswagen targato LMW 281F. Sul retro di copertina di "Sgt. Pepper..." invece John, George e Ringo compaiono di fronte, mentre Paul di schiena. Questi e molti altri dettagli sono facilmente spiegabili, ad esempio considerando che McCartney amasse distinguersi dagli altri nelle foto.

È vero che nelle canzoni dei Beatles vi siano dei messaggi satanici comprensibili solo ascoltandoli al contrario? Molti dischi del quartetto sono stati analizzati facendoli girare in senso opposto a quello di ascolto, ricavandone presunti messaggi. Nessuno di questi è mai risultato chiaro, si tratta solo di suggestione; si trova quello che si vuole trovare, insomma. La cosa era facilitata da un motivo molto tecnico, ovvero la possibilità di ascoltare i 33 giri al contrario; oggi con i cd e gli mp3 a nessuno verrebbe mai in mente.

È vero che i Beatles facessero uso di droghe per comporre le loro canzoni? Sì, è vero, usavano marijuana per rilassarsi e LSD per aumentare le percezioni. Una volta sciolto il gruppo, tutti smisero l'uso di acidi, ma John Lennon passò alla cocaina. Alcune canzoni dei Beatles sono esplicitamente dedicate alle droghe, ad esempio Tomorrow never knows, Got to get to in to my life, Day tripper.

18 agosto 2017

Nel letto delle Bananarama

Questa storia è ambientata nell'agosto 1987, periodo di grazia per il pop britannico. Alberto ha 22 anni, prepara la valigia e parte dall'Italia per passare un mese a Bristol, in Inghilterra, per poter perfezionare la sua conoscenza della lingua inglese. Lui non si aspetta di certo quello che lo attende: questo evento lo porterà ad avere incontri ravvicinati con alcune delle popstar più in voga del periodo.

Già dalla partenza avrebbe dovuto capirlo: sull'aereo che lo porta da Milano a Londra, seduta accanto a lui, c'è Tracy Spencer che l'anno precedente è stata in testa alla classifica italiana dei 45 giri con "Run to me", che le ha fatto vincere il Festivalbar. L'approccio tra i due non è dei migliori: mentre Alberto cerca di sistemare il suo zainetto nel portabagagli sopra i sedili, questo cade finendo in testa a Tracy, già seduta. La ragazza, nata a Londra ma che abita e lavora nel nostro paese, se ne esce con un italicissimo "Ma che cazzo!" Durante il viaggio i rapporti tra i due si distendono, e qualche fan in cerca di autografi arriva a scambiare Alberto per il ragazzo della cantante.

Atterrato in Inghilterra Alberto si dirige verso Bristol, dove alloggerà presso un'abitazione privata. È solo quando vi entra che scopre trattarsi della casa natale di Sara Dallin, la bionda delle Bananarama!
La ragazza in quel momento si trova a Londra, impegnata nella realizzazione dell'album "Wow!" che verrà pubblicato il mese successivo. Nel 1986 è uscito "True Confessions", dal quale è stato estratto il singolo più famoso del gruppo "Venus", finito al n°1 nella classifica di Billboard negli Stati Uniti. Le hit "Cruel Summer" e "Robert de Niro's Waiting..." (terzo posto nella sopracitata classifica USA) sono già state pubblicate con l'album "Bananarama" di tre anni prima, e la band è quindi all'apice del successo. Nel 1984 hanno persino partecipato all'incisione di "Do They Know It's Christmas?" con il progetto Band Aid, e si avviano ad essere consacrate "band femminile di maggior successo di tutti i tempi" dal Guinness dei Primati (1988), titolo che ancora oggi detengono.
Alberto è ospite della madre di Sara e, sorpresa delle sorprese, viene sistemato proprio nella camera da letto (letteralmente: nel letto) della cantante, le cui pareti sono tappezzate da poster ritraenti la ragazza.

Le Bananarama non sono però l'unica celebrità di Bristol in quel periodo. Il dirimpettaio di casa Dallin è infatti Tony Moore, tastierista dei Cutting Crew, che l'anno precedente hanno fatto uscire il loro album "Broadcast", trainato dal famosissimo singolo "(I Just) Died in Your Arms" (so che il titolo del pezzo non vi dice niente, ma cercatelo su Youtube, lo conoscete benissimo!) che finisce al primo posto nella classifica americana e quarto in Gran Bretagna.
Alberto e Tony si frequentano e diventano amici, e una sera vanno ad una festa a Londra con la macchina di Moore. L'auto è un "cab" nero uguale ai taxi inglesi, un veicolo ideale per fare scherzi, insomma. Quella sera la macchina si ferma davanti ai più prestigiosi hotel inglesi, ne scende Tony Moore con un cappello da tassista che apre le portiere ai suoi occupanti come fossero stars. Qualche turista in attesa vede la scena, carica la propria valigia nel bagagliaio, ma Moore gliela toglie spiegandogli che quello è un taxi "vips only", scatenando l'ilarità dei ragazzi.
Durante la festa ad Alberto viene presentato Lloyd Cole, cantante dei Lloyd Cole and the Commotions (il singolo "Lost Weekend" che portò l'album "Easy Pieces" al numero 5 della UK album chart nel 1985 dovrebbe suonarvi familiare).

Un mese purtroppo passa in fretta. In quel periodo Sara Dallin non è tornata a casa, cosa che invece ha dovuto fare Alberto. Infine, ve lo devo dire, a lui piacevano i Clash e i Joy Division, e non gli importava niente di tutti quei personaggi pop.

16 agosto 2017

I Beatles contro i Rolling Stones

Una leggenda molto comune negli anni '60 vedeva contrapposte le due più grandi band britanniche. Non era infrequente che una persona appena conosciuta ti chiedesse: "Preferisci i Beatles o i Rolling Stones?" Nata probabilmente in maniera spontanea dai fans, che proiettavano le loro pulsioni sui due gruppi (dove i Fab Four rappresentavano "i buoni", il pop, mentre i membri delle "pietre rotolanti" venivano identificati come cattivi ragazzi, come il rock) la leggenda venne bene accolta dalle case discografiche, che videro in questa un motivo in più che avrebbe messo al centro dell'attenzione la propria band. E poi si sa che il conflitto stimola gli animi, e spinge i fans a seguire con maggiore trasporto (e spesa) il gruppo preferito.

Ci fu reale rivalità tra i Beatles e i Rolling Stones? La risposta è no. Anzi, le due band erano amiche, tant'è che Richards e Jagger parteciparono al coro in "All you need is love" dei Beatles, mentre Lennon e McCartney cantarono in "We Love You" degli Stones. Molti altri episodi videro vicine le due formazioni, ad esempio i due frontmen degli Scarafaggi regalarono la loro canzone "I wanna be your man" all'altra band (salvo poi inciderne anche loro una versione). Per non parlare del fatto che sulla copertina dell'album più famoso dei Beatles, "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band", compare la scritta "Welcome the Rolling Stones".

Furono frequenti i contatti tra i baronetti di Liverpool e altre celebrità del mondo musicale degli anni '60. Il più storico di questi fu certamente quello con il loro grande mito, nonché re indiscusso del rock and roll Elvis Presley, avvenuto nel 1965. Le cronache dell'epoca lo descrissero come un incontro "freddo" tra una star già avviata sul viale del tramonto e chi gli stava soffiando la corona, ma in interviste successive i Beatles lo descrissero come un momento cordiale.

Altra stella del mondo della musica che ebbe il modo di incontrare i Beatles fu Bob Dylan, nel 1964. La leggenda vuole che fu lui ad iniziare i quattro ragazzi alla marijuana. Lennon in particolare era affascinato da Dylan, il quale gli consigliò di ispirarsi a lui nel comporre le canzoni. John lo prese in parola, e scrisse "Norwegian Wood" e altri brani in stile dylaniano, tant'è che ad un certo punto lo stesso Bob, attraverso la sua canzone "4th Time Around", gli chiese di smetterla.

Il rapporto più stretto, permeato di amicizia e stima reciproca, fu però con i Beach Boys. Fu dopo aver ascoltato "Rubber Soul" che i ragazzi americani decisero di realizzare un album altrettanto bello, e produssero "Pet Sounds". E fu ascoltando "Pet Sounds" che i Fab Four decisero di eguagliarne la bellezza creando "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band". Infine fu dopo aver sentito "Sgt. Pepper..." che Brian Wilson dei Beach Boys decise di distruggere il master del loro album "Smile" prossimo alla pubblicazione, perché nessun disco sarebbe mai stato più bello di quello dei Beatles. Ma questa è un'altra storia.

15 agosto 2017

Ian Curtis: il genio, la musica e il male di vivere

Questa è la storia di un ragazzo. Un ragazzo che ha cercato a lungo la normalità tra un estremo e l'altro nella sua vita, senza riuscirci.

Ian Curtis nasce il 15 luglio 1956 a Stretford, nel Lancashire. Trascorre un'infanzia abbastanza tranquilla: ottimo studente, appassionato di storia, lascia comunque la King's School di Macclesfield quando ne perde interesse. Compie piccoli furti, in particolare di dischi e farmaci, che consuma assieme ai suoi amici. Ingeriscono grandi quantità di medicinali di cui non hanno bisogno, cercando lo "sballo" negli effetti collaterali.

Il 23 agosto del 1975, a 19 anni, Ian sposa la compagna di classe Deborah Woodruff; il 16 aprile del 1979 nasce la loro figlia Natalie.

Lo stesso anno ad un concerto dei Sex Pistols Curtis conosce Bernard Sumner e Peter Hook; con loro forma la sua prima band "Warsaw" che prende il via quando entra in formazione anche il batterista Stephen Morris. Per evitare la confusione con un gruppo dal nome analogo, questo viene presto cambiato in "Joy Division". La band viene notata quasi subito dall'etichetta Fiction Records, che li mette sotto contratto. I Joy Division si fanno velocemente conoscere per il loro stile post-punk e per la voce profonda di Ian, nonché per l'intensità delle sue liriche.

Nel corso del 1978 Curtis inizia a soffrire di epilessia, che influisce negativamente sul suo umore. La paura di morire per colpa della sua malattia, infatti, lo porta verso la depressione. Nonostante questo la band continua la sua attività, facendosi notare anche per lo strano modo di ballare di Ian durante i concerti, che imita i movimenti di un attacco epilettico. Attacchi che spesso gli vengono veramente sul palco, e i compagni sono costretti ad interrompere le esibizioni per soccorrerlo.

Il 15 giugno del 1979 esce il primo album dei Joy Division "Unknown Pleasures", che ottiene un buon successo di vendite. Nell'agosto dello stesso anno Curtis inizia una relazione con la giornalista e sua fan Annik Honoré. Quando Debbie Woodruff lo viene a sapere, chiede il divorzio.

Ora, questo è il momento, il momento più tragico della storia, perché nessuno di noi può sapere quale disperazione dilani la mente di Ian Curtis. Diviso tra due donne, che sente di amare entrambe e non riesce a lasciare. Diviso tra gli impegni da star e la sua responsabilità nel nucleo famigliare che ha creato. Diviso tra la gioia dell'amore e di una carriera di successo, e il fantasma della malattia che continua incessantemente a ricordargli quanto lui sia fragile e caduco. E poi le medicine, quelle che prende contro l'epilessia e quelle che non dovrebbe assumere, che gli causano sbalzi d'umore e di salute. Troppo, troppe decisioni importanti e vincolanti, troppa incertezza e sofferenza, troppe illusioni di splendore seguite da cadute repentine nell'abisso. Troppo per avere solo 23 anni.

Il 18 maggio 1980 Debbie trova Ian impiccato nella cucina della loro casa a Macclesfield. "Closer" il secondo e ultimo album dei Joy Division esce il 18 luglio di quell'anno.

Nel 2007 esce il magnifico film "Control" del regista Anton Corbijn, che mette al centro la figura soprattutto umana di Ian Curtis, le sue sofferenze e la sua storia con Deborah Woodruff. Consigliato a tutti.
Suggerisco anche il volume "Transmission" dello scrittore italiano Alessandro Angeli, che romanza la vita di Ian Curtis per restituircela umana e drammatica, ma fedele alla sua biografia. Anche in questo caso al centro vi è la figura di Ian Curtis come persona e non come rockstar.


14 agosto 2017

Il mistero del quinto beatle

Probabilmente l'idea di un fantomatico "quinto beatle" nacque sulla stampa musicale degli anni '60, che cercava tra le figure di contorno alla band chi fosse stato più determinante per il quartetto e il suo incredibile successo. Molti nomi sono stati fatti, e il titolo di "quinto" è stato a volte attribuito anche a persone che non avevano a che fare con i baronetti. Vediamoli:

Stuart Sutcliffe
Bassista della band tra il 1960 e il 1961, fu fisicamente il quinto beatle finché non lasciò il gruppo per dedicarsi alla pittura e alla compagna. Morì a causa di paralisi cerebrale (altre fonti riportano aneurisma) nel 1962 e venne sempre ricordato da McCartney, Harrison e Lennon, in particolare da quest'ultimo che era il suo migliore amico. Il suo volto compare sulla copertina di "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band".

Billy Preston

Polistrumentista e amico dei Beatles, in particolare di Harrison, suonò con loro nell'album "Let it be". Fu l'unico artista non appartenente al quartetto a venir accreditato su di un singolo dei Beatles; sui credits di "Get Back" c'è infatti scritto "The Beatles with Billy Preston". Ha suonato in progetti solisti e con diverse band, tra cui i Rolling Stones. È stato l'unico uomo al mondo ad essere sia quinto beatle sia sesto stone. Tanto di cappello.
Nel 1969 John Lennon lo propose agli altri come "quinto beatle", ma lui preferì definirsi "beatle nero".
Citato come "quinto" in "Beatles - L'enciclopedia" di Bill Harry.

Brian Epstein
Manager dei Beatles, fu lui a scoprirli al Cavern Club e a portarli alla ribalta internazionale. Per la loro promozione impegnò ingenti somme personali, e prestò il suo appartamento da single a John Lennon e alla moglie Cynthia che non avevano una loro casa. Di poco più vecchio dei baronetti, fu fondamentale nell'insegnare loro come stare sul palco, come proporsi alla stampa e ai fans, nonché per il loro look. Senza di lui i Beatles non sarebbero mai diventati un fenomeno. Fu inoltre determinante nel mantenere il clima corretto all'interno della band, e nel ricordare ai quattro da dove venissero, tant'è che in seguito alla sua morte prematura, avvenuta nel '67, i rapporti tra i Beatles iniziarono ad incrinarsi, fino ad arrivare allo scioglimento del gruppo.
Esiste una graphic novel che racconta la storia di Brian Epstein intitolata proprio "Il quinto beatle" realizzata da Vivek J. Tiwary e Andrew C. Robinson. George Martin rifiutò il titolo di "quinto" attribuendolo a Brian Epstein.
"Se mai c'è stato un quinto beatle, era di certo Brian" - ha dichiarato Paul McCartney nel 1997 e nel 1999.

George Martin
Produttore dei Beatles, la sua conoscenza musicale fu fondamentale nella creazione dei loro pezzi. Nel periodo più creativo Lennon e McCartney andavano da lui con richieste bizzarre per i suoni che volevano nei brani (John: "Voglio sentire l'odore della segatura" per "Mr Kite"), e lui riusciva a trovare il modo per realizzarli. È l'unica persona che abbia pubblicato dei brani a suo nome in un album dei Beatles: il disco contenente la colonna sonora del film "Yellow Submarine", infatti, presenta sul lato A i pezzi scritti dai Beatles, mentre sul lato B le musiche per il film composte da George Martin.
"Se qualcuno ha guadagnato il titolo di quinto Beatle era George." - ha scritto Paul McCartney sulla sua pagina Facebook alla morte del produttore il 9 marzo 2016. Sì, ok: Sir Paul si è contraddetto, ma sono passati 17 anni tra le due dichiarazioni.
Sempre in occasione della morte del produttore, Julian Lennon (primogenito di John) lo ha definito "Il quinto beatle, senza questioni" e Alan Parson (ingegnere del suono di "Abbey Road" e "Let it be") ha sentenziato "Si è guadagnato il titolo di quinto beatle."

Pete Best

Batterista della band al tempo in cui la formazione comprendeva anche Lennon, McCartney, Harrison e Sutcliffe (vedi foto), incise con il gruppo la prima versione di "Love me do", ma fu licenziato dal produttore perché era antipatico e comunque non suonava bene. Grazie a questo entrò nella band il bravo e simpatico Ringo Starr, con il quale venne reincisa "Love me do" che uscì come singolo. Best iniziò a percepire royalties per quell'incisione solo nel 1995, quando il brano venne inserito nella compilation "Anthology 1".
Citato come possibile quinto beatle nel volume "The Beatles revolution" di Enesto Assante e Gino Castaldo.

Jimmie Nicol
Batterista, sostituì Ringo Starr - che era ammalato - in alcune date del tour dei Beatles del 1964 in Danimarca, Olanda, Hong Kong e Australia.

Derek Taylor
Responsabile dell'ufficio stampa dei Beatles, fu fondamentale nella diffusione della beatlemania.
Citato come possibile quinto beatle nel volume "The Beatles revolution" di Enesto Assante e Gino Castaldo.

Neil Aspinall
Primo rodie dei Beatles, successivamente road manager e presenza costante in tutta la loro storia; ha suonato il tamburello, l'armonica e le percussioni in alcuni pezzi.
"Un censimento ha stabilito che ci sono circa cinquemila quinti beatle. Ma in verità ce ne sono stati solo due: Derek Taylor e Neil Aspinall" - ha dichiarato George Harrison nel gennaio 1988.

Mal Evans
Inizialmente autista e rodie dei Beatles, diventò poi il loro assistente personale. Per alcuni mesi, durante le registrazioni dell'album "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band", fu praticamente il fac-totum di Paul McCartney, che aiutò nella composizione dei brani "Sgt. Pepper..." e "I'm fixing a hole". Ha preso parte a molte incisioni del quartetto suonando diversi strumenti.
Citato come "quinto beatle" nel volume "Il libro bianco dei Beatles" di Franco Zanetti.

George Best
Non è il fratello di Pete Best e non è neanche parente. Calciatore attaccante irlandese, pallone d'oro nel 1968, divenne subito famoso per la sua vita sopra le righe, tanto che la stampa sportiva lo soprannominò "il quinto beatle".

Jim Sturgess
Protagonista del musical "Across the universe" del 2007, film costruito sulle musiche dei Beatles, è stato definito "voce e viso da quinto Beatles" dal quotidiano "Liberazione". C'è da dire che anche la pettinatura di scena aiutava.

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13 agosto 2017

Sid Vicious, splendore e distruzione

A metà anni '70 nell'underground di Londra c'erano due band famose: The Strand e il gruppo dei Johnny. La prima era una formazione punk nota per le sue intemperanze e la rissosità, che suonava con strumenti rubati. La seconda era un gruppo di ragazzi i cui componenti si chiamavano tutti John; non suonavano, non facevano niente, si limitavano a bighellonare in giro.

Entrambe le band frequentavano il negozio di abbigliamento "Let it Rock" di proprietà di Malcolm McLaren e sua moglie Vivienne Westwood. L'uomo, che era stato manager dei New York Dolls, decise di produrre gli Strand; il gruppo gli piaceva, ma secondo lui aveva bisogno di alcuni aggiustamenti. Cambiò il nome del suo negozio in "SEX" e quello della band in Sex Pistols, poi licenziò il cantante Steve Jones per mettere al suo posto, su suggerimento della moglie, uno dei Johnny. Entrò così in formazione John Lydon, detto Johnny Rotten. Solo diverso tempo dopo Vivienne Westwood vide la band, e capì che il marito vi aveva inserito il Johnny sbagliato: lei voleva John Ritchie, quello che veniva chiamato Sid Vicious. Ormai la frittata era fatta, e il cantante non si poteva più cambiare. Il produttore decise pertanto di licenziare il bassista Glen Matlock e mettere Vicious al suo posto. Il ragazzo non aveva mai preso in mano un basso, e nonostante il suo impegno non imparò mai a suonarlo. Per i concerti gli davano uno strumento scollegato dall'impianto di amplificazione, mentre l'ex bassista Matlock suonava da turnista. L'unico album in studio della band, dal titolo "Never Mind the Bollocks", venne intenzionalmente registrato mentre Vicious era a casa ammalato, e ovviamente con l'aiuto di Glen Matlock.

Vivienne Westwood aveva però visto giusto: da quando Sid era entrato nel gruppo questo era diventato molto più famoso, le intemperanze del "bassista" fornivano materiale ai giornali e il pubblico nei concerti continuava ad aumentare. Quello che non aveva capito, purtroppo, è che Vicious fosse un "diamante pazzo" come un altro famoso Syd: la sua personalità fragile e ribelle, sottoposta allo stress della vita da rockstar e alle cattive compagnie lo porteranno alla distruzione.

All'inizio del 1977 Vicious si mise assieme a Nancy Spungen, prostituta eroinomane con problemi mentali; gli altri della band cercarono di separarli, ma senza riuscirci. Questo rapporto fu deleterio per il ragazzo, che divenne tossicodipendente. Nel marzo 1977 il gruppo firmò un contratto con l'etichetta A&M Records, ma Sid vomitò sulla scrivania del suo capo, e l'accordo venne annullato. Durante il tour negli USA del 1978 Vicious scomparve dopo un concerto, vagò alla ricerca di droga e fu ritrovato solo al mattino successivo in un ospedale con la frase "GIMME A FIX" («datemi una dose») autoincisa sul petto con una lama. Durante un concerto venne aggredito da una spettatrice che gli tirò un pugno in bocca; pur sanguinando vistosamente lui proseguì l'esibizione. Pochi giorni dopo ebbe la sua prima overdose e finì in coma a causa dell'eroina.

Il 12 ottobre 1978 Nancy venne trovata morta accoltellata: Vicious si dichiarò colpevole, pur specificando di non ricordare nulla a causa del suo stato di alterazione provocato dalla droga. Uscito su cauzione, tentò di suicidarsi con un rasoio. Ri-arrestato per aver rotto un bicchiere in faccia a Todd Smith (fratello di Patti Smith), venne rilasciato il 1° febbraio 1979. Per festeggiare la libertà si fece tre dosi, l'ultima delle quali gli fu mortale. Aveva solo 21 anni.

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10 agosto 2017

La strana storia dietro "A day in the life" dei Beatles


Nel 1966 i Beatles ebbero l'idea di realizzare un album in cui tutte le canzoni fossero dedicate alla loro città e alla loro infanzia a Liverpool. Il progetto era innovativo: si trattava infatti del primo "concept album" della storia della musica. 

Paul McCartney scrisse "Penny Lane", ispirata ad una vivace strada vicino a casa sua, mentre John Lennon dedicò il pezzo al giardino di un orfanotrofio nel quale lui e i suoi amici da bambini si introducevano per giocare, chiamato "Strawberry field". Quando questi presentarono i due brani al produttore, George Martin capì immediatamente la loro grandezza e decise di farli subito uscire come singolo, anche perché pressato dal mercato (specialmente quello americano) che continuava a chiedere nuovo materiale dei Fab Four. Martin aveva visto giusto, il doppio lato A fu un successo, che però comportò una successiva difficoltà per i suoi autori. All'epoca 45 giri e album avevano lo stesso pubblico, pertanto i brani usciti come singoli non venivano poi inseriti nei 33 giri: sembrava di vendere due volte lo stesso prodotto alle medesime persone. Privando il disco di due tra le canzoni più memorabili della loro carriera, Lennon e McCartney persero interesse nell'album su Liverpool, e ripresero a scrivere senza un tema prefissato.

Un giorno, durante le sedute d'incisione per il nuovo disco "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band" i Beatles si trovarono senza nuove idee. Si può immaginare il dialogo tra Martin e i ragazzi: "Niente niente?" "Beh, io avrei una mezza canzone..." - abbozza Paul - "Anch'io ho una mezza canzone" - replica subito John - "Sentiamole e proviamo a metterle assieme" - propone il saggio produttore. Il mezzo pezzo di McCartney è un "avanzo" dall'album su Liverpool e parla di quando lui da studente si svegliava al mattino e prendeva l'autobus per andare a scuola. Il mezzo brano di Lennon è ispirato a due fatti che aveva letto sul giornale: la morte in un incidente stradale di Tara Browne, erede della famiglia Guinness e loro amico, e il fatto che nelle strade di Blackburn, nel Lancashire, fossero state contate 4000 buche; una quantità sufficiente per riempire la Royal Albert Hall, pensò John. Le due mezze canzoni erano totalmente differenti l'una dall'altra, ma Martin assieme ai ragazzi studiò i pezzi di raccordo. Ai due leader della band sarebbe piaciuto inserire il crescendo più potente che un'orchestra potesse suonare; un'intera orchestra però costava troppo, quindi il produttore si oppose. Sembrava un'idea abbandonata sul nascere, finché nello studio di registrazione non si udì la voce di Starr. Il batterista era famoso per le sue idee strampalate, che Lennon chiamava "ringoismi", e che la band sempre alla ricerca di sperimentazioni frequentemente accettava. Quella volta Starr propose: "Se un'orchestra costa troppo, perché non chiamiamo mezza orchestra e la registriamo due volte?" L'idea piaque a tutti, e così fecero.

Il giorno in cui la mezza orchestra di 40 elementi registrò la sua mezza parte (poi raddoppiata), erano stati convocati anche dei cameramen per filmare l'evento. Per rendere la cosa ancora più grandiosa i Beatles invitarono dei loro amici: tra questi si possono riconoscere Mick Jagger, Keith Richards, Brian Jones, Graham Nash e Donovan. Gli orchestrali furono costretti, con sommo sdegno, ad indossare nasi finti ed altri orpelli carnascialeschi. Quando Martin consegnò gli spartiti e gli spiegò cosa dovessero fare, per loro fu anche peggio: dovevano suonare dalla nota più bassa a quella più alta possibile con il loro strumento, senza ascoltarsi tra di loro. L'assurda idea funzionò e la canzone venne completata con un accordo di mi maggiore suonato contemporaneamente da tre pianoforti, che chiude uno dei pezzi più memorabili della storia della musica.

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