15 ottobre 2017

"Lucy in the sky with diamonds": misteri e verità

Sono state scritte molte teorie sul testo di "Lucy in the sky with diamonds" dei Beatles e sul suo titolo, ma corrispondono tutte a verità? Vediamo come è nato il pezzo.

Nel febbraio 1967 John Lennon viveva con la moglie Cynthia e il figlio Julian di tre anni. Un giorno il bambino portò a casa dall'asilo un disegno fatto da lui, che mostrava la sua amichetta Lucy che volava nel cielo (vedi foto). Quando John gli chiese cosa rappresentasse il disegno, Julian rispose "That’s Lucy in the sky with diamonds", e l'uomo pensò che fosse il titolo perfetto per una canzone. Alla scena assistettero Cynthia, Ringo Starr e l'amico Pete Shotton. Nel pomeriggio arrivò anche Paul McCartney, e John gli mostrò il disegno di Julian e raccontò del suo fantastico titolo. La stessa Lucy O'Donnell in un'intervista qualche anno dopo affermò di ricordarsi di quel disegno che Julian le aveva mostrato prima di portarlo a casa. Abbiamo quindi sette persone che confermano l'origine del titolo della canzone; ogni altra versione è solo un'illazione.

Il testo della canzone è costituito da immagini infantili, sognanti e magiche, come "cieli di marmellata", "taxi fatti di giornali" e "torte di marshmellow", in parte ispirate a John Lennon dai racconti di Lewis Carroll.

Purtroppo Lucy O'Donnell morì prematuramente nel 2009; in sua memoria Julian Lennon scrisse la canzone "Lucy".

Nel 1974 durante una campagna di scavi archeologici nella località di Hadar, in Etiopia, vennero rinvenuti i resti di un Australopithecus afarensis di sesso femminile. I paleoantropologi la chiamarono "Lucy" in quanto la canzone dei Beatles era tra le più ascoltate al campo. A oggi è ancora lo scheletro più completo di un antenato umano antico di oltre tre milioni di anni.


Link all'articolo originale.

14 ottobre 2017

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07 ottobre 2017

Depeche Mode a Milano: la recensione

La seconda data italiana del "Global spirit tour", quella del 27 giugno 2017 a Milano, ha visto la band di Dave Gahan in stato di grazia mandare in visibilio i 55 mila fans assiepati nello stadio Meazza (San Siro).
I Depeche Mode hanno infatti ripreso in mano i loro successi ottenendone delle versioni più potenti, con una migliore resa live, merito anche degli arrangiamenti in chiave più rock.
Il concerto si è aperto con due brani dal nuovo album "Spirit" - "Going Backwards" e "So Much Love" - per poi passare al primo classico "Barrel of a gun". Da lì in avanti i Depeche hanno proseguito tenendo alta la qualità, alternando brani più e meno recenti. Il pubblico si è scaldato definitivamente a metà serata con "Everything Counts", il brano più vecchio in scaletta (1983!), e da quel momento non si è più fermato.

Protagonista indiscusso della serata è stato Dave Gahan: la sua voce non è più quella dei tempi d'oro, ma sapendo cosa ha passato nel suo periodo più buio, offre ancora ai fans un'ottima performance. Prestazione vocale ma non solo: lo spettacolo appare costruito attorno a lui. Luci, telecamere, filmati, passerella tra il pubblico: tutto pare osannarlo, e lui non è certo uno che rifiuti il centro della scena. Il frontman, istrionico, ammaestra il pubblico con sicurezza indiscussa, e sotto la sua direzione il movimento delle braccia dei fans trasforma lo stadio in un campo di grano spazzato dal vento.
Anche Martin L. Gore fa la sua parte: "A question of lust", "Home" e "Somebody", da lui cantate con una voce perfetta, ribadiscono (se ce ne fosse bisogno) che il genio musicale dietro alla band è lui.

Non è solo un concerto: è un evento. I fans sono lì non solo per sentire le canzoni, ma soprattutto per poter dire al mondo "Io c'ero". Il pubblico vorrebbe prolungare il momento di estasi, e lo fa allungando la durata dei pezzi continuando a cantarne i cori anche oltre la loro fine. Dave Gahan accetta, apprezza e dirige il coro finché non ne decreta la fine con uno "One more!" Spettacolare la prestazione del pubblico sul finale di "Everything counts", degna di quella immortalata nell'album live 101. Il pubblico prolunga la voce anche su "Home" cantata da Martin L. Gore. Dave Gahan ritorna in scena, ascolta il coro e spinge il pubblico a continuare il tributo all'amico.

Da segnalare anche in questa data il tributo che i Depeche Mode dedicano all'interno dei loro concerti a David Bowie. La band ha suonato una versione più minimale di "Heroes" avendo come sfondo un'enorme bandiera nera sul maxischermo. "Heroes" è una canzone che per Dave Gahan significa molto, fu infatti mentre la cantava molti anni fa in un locale londinese che fu notato dagli altri e preso nella band. Tributato un omaggio anche ai Beatles con "Revolution" diffusa immediatamente prima del concerto.

Alla fine dell'esibizione i membri della band e i turnisti si sono abbracciati sorridendo felici come se fosse stato il loro primo concerto.

Se anche voi volete un giorno poter dire "Io c'ero", sappiate che i Depeche Mode torneranno in Italia a fine anno.


LA SCALETTA COMPLETA (Milano, 27/06/2017):
"Going Backwards"
"So Much Love"
"Barrel of a gun"
"A pain that i'm used to
(versione Jacques D'Cont remix)"
"Corrupt"
"In your room"
"World in my eyes"
"Cover me"
"A question of lust"
"Home"
"Poison heart"
"Where's the revolution?"
"Wrong"
"Everything counts"
"Stripped"
"Enjoy the silence"
"Never let me down again"


BIS:
"Somebody"
"Walking in my shoes"
"Heroes"
(David Bowie cover)
"I feel you"
"Personal Jesus"

27 settembre 2017

Canton, da meteora anni '80 alle hit del 2017

Canton, gruppo new wave italiano che ha avuto un grande successo internazionale con il brano "Sonnambulismo" nel 1984, torna quest'anno con un nuovo cd che promette scintille.

La storia della band comincia nei primi anni '80 in Trentino, grazie a Francesco Marchetti, Marcello Semeraro e Stefano Valdo. La loro grande occasione si presenta quando Enrico Ruggeri, che era già una star affermata dopo il successo con i Decibel, regala loro la canzone "Sonnambulismo". I ragazzi non si lasciano sfuggire l'opportunità e giocano subito la carta più alta: portano il brano al Festival di Sanremo del 1984, arrivando quarti nella sezione giovani. Il pezzo rimane per mesi nelle classifiche italiane, e in quelle europee come "Sleepwalking" ricantata in Inglese.
I Canton bissano il successo l'anno seguente con i brani "Please don't stay" e "Stay with me". A questi segue l'oblio, anche a causa di problemi con la casa discografica, e lo scioglimento della band. Nel 2007 il gruppo, questa volta composto dai soli Marchetti e Semeraro, torna assieme e realizza una versione aggiornata della loro hit più famosa, intitolata "Sonnambulismo 2010", senza però incontrare il successo sperato.

Le novità vengono nel 2016 con l'inedita formazione composta da Marcello Semeraro con Mauro Iseppi e Alberto Masella, e il nuovo album "Ci saremo" trainato dai singoli "Senza me", "Canzone nuova" e "Parte del cuore" (405.000 visualizzazioni su YouTube). La perla dell'album è però la canzone "+ Sexy" appena pubblicata, e realizzata assieme al cantante dominicano Maceo: un brano che sposa i ritmi moderni con il calore centroamericano. "+ Sexy" è uscita in due versioni: "Dominican heat edit" e "Funkaeton remix", entrambe accompagnate da un video caraibico girato a Las Terrenas (Repubblica Dominicana). Semeraro lo ha descritto con le parole "Amo questo funk. Mi fa sentire vivo e amo come corrono in sintonia testo e ritmo, entrambi inequivocabilmente sensuali. Del resto il funky è musica sensuale, musica sinuosa ed eccitante che ci fa muovere e sudare al suo ritmo ipnotico e caldo. E che ci fa chiedere a chi balla con noi di non farci morire di... passione!"
Il pezzo ha tutte le carte in regola per essere un tormentone estivo del 2017, e gli auguriamo che lo diventi.

Contatti:
Sito Internet: http://canton-music.com
Facebook: www.facebook.com/canton2010

03 settembre 2017

La famigerata "Butcher cover" dei Beatles

Cosa ci fanno i Beatles con dei camici bianchi, e in mano brandelli di bambole e carne sulla copertina di questo disco? Si tratta di quella che i fans chiamano "Butcher cover", e ha una storia molto interessante.

Questa vicenda è ambientata nel 1966. Mentre in Gran Bretagna e nel resto del mondo gli album dei Beatles uscivano con 14 tracce, negli Stati Uniti la Capitol Records li pubblicava con meno canzoni. Con i brani tolti da ogni album e i singoli che non vi erano compresi, venivano realizzati degli LP "in più" che uscivano solo sul mercato statunitense.

Uno di questi si intitolava "Yesterday and today" e i Beatles scelsero come copertina una foto scattatagli dal fotografo Robert Whitaker, che vestì il quartetto con dei camici bianchi e gli mise in mano pezzi di bambole e brandelli di carne. Paul McCartney insistette molto affinché venisse usata quella foto per l'album, descrivendola come "Il nostro commento sulla guerra in Vietnam". Altre interpretazioni la vedono però come una forma di protesta da parte del gruppo nei confronti della Capitol Records, colpevole di "macellare" i loro album.

L'album uscì, ma fu subito ritirato dai negozi in seguito alle polemiche: la Capitol aveva infatti ricevuto centinaia di lettere di protesta per la sua copertina. Su questa venne incollata un'immagine più classica, e le copie reimmesse sul mercato.

Se aveste la fortuna di trovare presso un mercatino dell'usato una stampa di "Yesterday and Today" con la "Butcher cover", sappiate che sul mercato del collezionismo può valere migliaia di euro. In tanti hanno invece acquistato uno degli album "ricopertinati" e hanno provato a strappare la cover aggiuntiva, senza successo; il loro valore è decisamente inferiore.

La scaletta dell'album è la seguente (tra parentesi è indicata la pubblicazione inglese):

LATO 1
Drive My Car
(Rubber Soul - 1965)
I'm Only Sleeping (Revolver - 1966)
Nowhere Man (Rubber Soul - 1965)
Doctor Robert (Revolver - 1966)
Yesterday (Help! - 1965)
Act Naturally (Help! - 1965)

LATO 2
And Your Bird Can Sing
(Revolver - 1966)
If I Needed Someone (Rubber Soul - 1965)
We Can Work It Out (Singolo - 1965)
What Goes On? (Rubber Soul - 1965)
Day Tripper (Singolo - 1965)

27 agosto 2017

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26 agosto 2017

I Milli Vanilli, ovvero la più grande truffa della storia della musica

La vicenda che vede protagonista i Milli Vanilli, band pop/dance tedesca di fine anni '80, passata in un attimo dalle vette delle classifiche al dimenticatoio quando si scoprì il suo clamoroso imbroglio, è una storia degna della trama di un film; spero pertanto che mi perdoniate se nell'esporla in quest'articolo la parasafrerò un po'.

Ci troviamo in Germania nel 1988. Il produttore discografico Frank Farian ha per le mani una band con un'ottima capacità compositiva ed esecutiva. Il gruppo ha un solo difetto: non ha un'immagine accattivante, che possa fare presa sul pubblico. Farian si trova così nel dubbio se produrre la band, rischiando il flop e la perdita di un mucchio di soldi, oppure non finanziarla ma rinunciando ad un probabile successo, e ad una cifra ancora maggiore di denaro. È proprio questo il dubbio che tormenta il produttore, mentre si trova appoggiato al bancone di una discoteca di Monaco di Baviera. "Siamo nell'epoca di MTV, per avere successo un gruppo deve avere un'immagine forte, cool, come... come... come quei due ragazzi laggiù" pensa Farian guardando due giovani di colore che si stanno scatenando in pista. Sono Fab Morvan, 22 anni, francese, nato a Parigi da genitori del Guadalupe, e Rob Pilatus, 23 anni, tedesco, nato a Monaco e figlio di un soldato afroamericano. I due si sono conosciuti quella sera. È in quel momento che al produttore viene in mente la pericolosa idea, pertanto chiama i due ballerini e gli fa cenno di seguirlo in un privé.

"Ragazzi, vi piacerebbe diventare delle pop star acclamate dalla folla, e con un bel conto in banca?" "Sarebbe bello, signore, ma noi non sappiamo né cantare né suonare" "Sciocchezze, non serve! Basta che mettiate le vostre facce sulla copertina del disco e sul materiale promozionale, e ho già una band che penserà alle canzoni al vostro posto. Allora, ci state?" "Ma questa cosa è legale?" "Farete un mucchio di soldi". I due ragazzi sono disoccupati, e quindi accettano.

Quando Farian comunica la novità ai componenti della band, questi la prendono malissimo, ma la gentile proposta del produttore è di quelle che non accettano altre soluzioni: "O con loro, o non vi produco!" Il gruppo si morde la lingua e accetta. Il 45 giri di "Girl you know it's true" viene così prodotto con il "metodo Farian": band competente alla canzone, ballerini bellocci in copertina, ed esce il 25 giugno 1988 (vedi foto). Il produttore aveva visto giusto: il disco diventa subito un successo in Germania. Comincia a crescere la fama dei due ragazzi, e il conto in banca di Farian. Questo spinge il produttore a fare il passo successivo, e convoca Morvan e Pilatus per realizzare il video promozionale del singolo. "Ma noi non sappiamo cantare!" "Sciocchezze! Basta che balliate come quella sera in discoteca, che muoviate le labbra, e andrà tutto bene!" I ragazzi sono un po' titubanti, ma nel filmato danno fondo al loro repertorio di salti e movimenti sincopati. Anche questa volta Farian aveva visto giusto: il videoclip diventa un successo a livello europeo, facendo accrescere la fama di Morvan e Pilatus, e la ricchezza del produttore. I tempi sono maturi per far uscire un album, e nel novembre 1988 viene pubblicato "All or Nothing", seguito un mese dopo dal nuovo singolo e dal video di "Baby Don't Forget My Number". Per la terza volta Farian si dimostra un produttore in gamba, e non tardano ad arrivare da tutto il mondo (Italia compresa) ulteriore fama e denaro per i ragazzi e il boss, rigorosamente in quest'ordine.

I canali televisivi internazionali cominciano a chiedere la presenza dei due frontmen nelle loro trasmissioni; Farian accetta e lo comunica ai due ragazzi. "Ma noi non sappiamo cantare! Questa volta ci scopriranno!" "Sciocchezze! Tutti i cantanti in televisione si esibiscono in playback! Basta che andiate lì e facciate la stessa cosa che avete fatto nei video!" Morvan e Pilatus sono poco convinti, ma accettano. Nelle prime esibizioni televisive si dimostrano un po' insicuri, ma ben presto prendono confidenza con il mezzo. Anzi, ci prendono proprio gusto, e i loro playback televisivi diventano degli spettacoli in cui i due ragazzi ballano, corrono, saltano, si scontrano in volo e il tutto senza smettere di "cantare". Morvan mima la voce principale, e Pilatus fa il labiale della seconda voce e persino del coro femminile. Le loro esibizioni raggiungono un tale livello di finzione che nelle trasmissioni che richiedono anche la partecipazione della band, addirittura i musicisti si lanciano in un playback sfrenato. C'è un filmato in cui il bassista "suona" il suo strumento prendendolo a sberle, cercatelo su Youtube. Siamo negli anni '80, il pubblico non pensa neanche lontanamente che uno spettacolo possa essere finto, ma soprattutto non si interroga nemmeno sul problema, perché non ha importanza. Qualcuno però nota una cosa... Non sfugge infatti a chi si occupa di musica come nelle interviste internazionali i due frontmen dimostrino di avere poca familiarità con la lingua inglese, a dispetto della dimestichezza sfoggiata nelle canzoni. Questa però è solo un'idea, che rimane lì e non disturba il successo dei Milli Vanilli.

Tra il marzo e il luglio del 1989 escono l'album "Girl you know it's true" e i singoli "Girl I'm Gonna Miss You" e "Blame It on the Rain". Il successo del gruppo è inarrestabile: l'intero globo terrestre gli tributa i due benefit tanto graditi. Inebriato da questo, Frank Farian decide di alzare ulteriormente l'asticella: conferma la partecipazione dei Milli Vanilli ad un concerto organizzato da MTV. "Un concerto? Ma sei matto? Ci scopriranno!" "Sciocchezze! Non è un vero concerto: è organizzato da MTV, è come una trasmissione televisiva. Voi andate lì e fate il vostro solito spettacolo." Poco convinti, i ragazzi accettano.

È il 21 luglio del 1989. Stando dietro alle quinte dello show, i due frontmen sbirciano verso la platea. Quello che vedono gli gela il sangue nelle vene: davanti a loro c'è una folla di 80.000 persone. "Se qualcosa va storto questa volta, siamo spacciati" "Ora saliamo sul palco e facciamo del nostro meglio, ma quando abbiamo finito andiamo da Farian e gli diciamo che non vogliamo più continuare a fingere". Le note di "Girl you know it's true" iniziano a suonare, e i ragazzi entrano in scena mettendo impegno nella loro esibizione in playback. L'occasione è di quelle importanti: sul palco gli hanno messo anche i musicisti e persino il coro femminile. Sta tutto procedendo per il meglio, la folla è entusiasta. Siamo alla fine degli anni '80, i cd esistono già ma sono poco usati: quello che il pubblico sta ascoltando è un caro e vecchio disco in vinile. Se un cd salta, smette di suonare; se un disco salta, continua a ripetere la stessa frase, e questa volta succede proprio sul ritornello. "Girl you know it's... Girl you know it's... Girl you know it's... Girl you know it's..." Pilatus abbozza, cerca di fare il labiale anche di questo, ma ben presto si accorge di essere ridicolo e fa la cosa peggiore che potesse fare: fugge dietro le quinte. Morvan si ritrova da solo in scena mentre si sente a ripetizione la parte vocale del suo compagno; preso dal panico, scappa anche lui dal palco. Sarebbe bastato dire una cosa semplice tipo "Scusate, oggi abbiamo mal di gola e facciamo l'esibizione in playback. Adesso rimettiamo il disco e ripartiamo" ma la tensione e la paura di essere scoperti che i ragazzi si portano dietro da mesi li blocca. Paradossalmente qualsiasi altra cosa, a parte fuggire di scena, sarebbe andata bene: il pubblico è contento di sentire una bella canzone e di vedere i propri beniamini sul palco, tutto il resto non gli importa. Non serve nemmeno inventarsi una scusa: la folla è lì che attende solo che la band torni in scena e che lo spettacolo ricominci. Quel giorno però Morvan e Pilatus non ritornano sul palco.

L'episodio mette qualche sospetto negli addetti ai lavori, ma non influisce sul successo della band, tant'è che nel gennaio 1990 esce il singolo "All or Nothing". A far scoppiare il caso è una dichiarazione del vero cantante della band Charles Shaw, il quale, probabilmente stanco di stare nell'ombra e deluso dal comportamento dei due frontmen, svuota il sacco davanti alla stampa. Questa si getta immediatamente sulla band e il produttore: tutti vogliono sapere la verità. Non riuscendo a reggere la pressione mediatica, il 12 novembre 1990 Farian confessa, confessa tutto. Qui scoppia il vero scandalo: la casa discografica molla il produttore, e lui molla i Milli Vanilli. Questo ovviamente non basta: contro di loro vengono intentate 27 cause, e viene revocato il Grammy da poco ricevuto. Morvan e Pilatus convocano una conferenza stampa in cui dichiarano che è vero, non erano loro a cantare, ma si sarebbero iscritti ad un corso di canto e avrebbero fatto sentire a tutti di cosa sono capaci. Pochi mesi dopo sono infatti in studio di registrazione per farci sentire il risultato dei loro sforzi: cantano da schifo. I loro tentativi si rivelano dei flop pazzeschi, o non vedono nemmeno la pubblicazione. La vicenda ha purtroppo un finale drammatico: Rob Pilatus muore di overdose nel 1998.

Ma... c'è anche un finale positivo: dopo decenni di sforzi e di corsi Fab Morvan ha finalmente imparato a cantare. Attualmente si esibisce in concerti e apparizioni televisive di "vecchie glorie" ballando, cantando la parte principale, la seconda voce e persino il coro. Ed è bravo.

In conclusione: è vero che i Milli Vanilli cantassero sempre in playback, ma le loro esibizioni erano spettacoli veri e propri, e la gente ne andava matta. Poi le canzoni erano comunque suonate e cantate da qualcuno, il Grammy doveva rimanere della vera band; fino dall'inizio non era per i ballerini. E di sicuro chi comperava i dischi non lo faceva per la foto in copertina ma per ascoltare le canzoni. Penso quindi che i Milli Vanilli siano stati puniti troppo severamente per quello che hanno fatto, anche considerando che non sono stati né i primi né gli ultimi a fare questo gioco. Nella storia della musica pop e dance vi sono stati altri casi simili: uno famoso è quello dei Boney M in cui il frontmen Bobby Farrell non era la stessa persona che cantava nei dischi. E sapete chi cantava realmente? Frank Farian! Proprio lui, il produttore dei Milli Vanilli! Un caso italiano è invece quello di Corona, "cantante" dance anni '90 impersonata dalla modella Olga Maria de Souza, che tra il primo e il secondo singolo ha cambiato voce! Meritano di essere citati, inoltre, gli analoghi casi dei Baltimora e Dan Harrow.

19 agosto 2017

I Beatles misteriosi ed occulti

Molti misteri circondano i Beatles e le loro canzoni: personaggi strani e mistici, simbologie occulte, messaggi nascosti e persino la morte di uno di loro. Vediamo di fare chiarezza.

Il mistero principale legato ai Beatles è la presunta morte di Paul McCartney, il cosiddetto PID (Paul is dead). La leggenda nacque nel 1969 quando un ascoltatore chiamò una radio di Detroit e disse che McCartney fosse morto, poi sostituito da un sosia, e che gli indizi si trovassero nei testi e nelle copertine degli album. Una teoria che normalmente non avrebbe lasciato traccia, e invece rimbalzò immediatamente dall'altra parte dell'Atlantico, a Londra, e poi si diffuse in tutto il mondo. Persone di ogni nazionalità si lanciarono nello scovare le presunte prove, trovandone molte ma nessuna definitiva. A oggi è ancora ufficialmente considerata una bufala.

Nel 1968 i Beatles si recarono in India. Perché? Cosa cercavano? Chi trovarono? Nell'agosto 1967 il quartetto conobbe il Maharishi Mahesh Yogi durante una lezione sulla meditazione trascendentale a Londra; il Maharishi li invitò a seguirlo presso il suo ashram in India per intraprendere un percorso di approfondimento della tematica. I Beatles vi si recarono con le rispettive compagne, e assieme a loro c'erano anche Mia Farrow e la sorella Prudence, Mike Love dei Beach Boys e Donovan. Le principali attività presso l'ashram erano la meditazione e l'ascolto delle lezioni del Maharishi. I primi giorni i Beatles furono molto coinvolti dalla situazione, salvo in seguito stufarsene (Ringo e Paul) oppure avere dei dissapori (John e George) e decisero quindi di allontanarsi e tornare a casa.

Tutti conoscono la copertina di "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band", il più famoso album dei Beatles e probabilmente della storia. Ma chi sono i personaggi che vi compaiono? È vero che alcuni di questi siano misteriosi? È vero tra di loro si trovino degli assassini? La copertina nacque in questo modo: una volta decisa l'idea, i Beatles stabilirono che ognuno di loro avrebbe potuto scegliere i personaggi che vi sarebbero comparsi. Paul McCartney scelse cantanti e scrittori, George Harrison volle santoni indiani, John Lennon avrebbe voluto Hitler, Gandhi e Gesù Cristo ma queste proposte gli furono bocciate, Ringo Starr disse che gli sarebbe andato bene quello che volevano gli altri. I nomi esatti dei personaggi sono riportati all'interno del libretto dell'album, e non vi compare nessun individuo "compromettente".

È vero che sulle copertine dei dischi dei Beatles compaiano delle simbologie occulte? La maggior parte delle osservazioni in proposito sono legate alla presunta morte di Paul McCartney. Ad esempio la famosa copertina di "Abbey Road", in cui McCartney compare scalzo, i vestiti dei 4 sembrano indicare che stiano partecipando ad un funerale, e sullo sfondo si trova un Maggiolino Volkswagen targato LMW 281F. Sul retro di copertina di "Sgt. Pepper..." invece John, George e Ringo compaiono di fronte, mentre Paul di schiena. Questi e molti altri dettagli sono facilmente spiegabili, ad esempio considerando che McCartney amasse distinguersi dagli altri nelle foto.

È vero che nelle canzoni dei Beatles vi siano dei messaggi satanici comprensibili solo ascoltandoli al contrario? Molti dischi del quartetto sono stati analizzati facendoli girare in senso opposto a quello di ascolto, ricavandone presunti messaggi. Nessuno di questi è mai risultato chiaro, si tratta solo di suggestione; si trova quello che si vuole trovare, insomma. La cosa era facilitata da un motivo molto tecnico, ovvero la possibilità di ascoltare i 33 giri al contrario; oggi con i cd e gli mp3 a nessuno verrebbe mai in mente.

È vero che i Beatles facessero uso di droghe per comporre le loro canzoni? Sì, è vero, usavano marijuana per rilassarsi e LSD per aumentare le percezioni. Una volta sciolto il gruppo, tutti smisero l'uso di acidi, ma John Lennon passò alla cocaina. Alcune canzoni dei Beatles sono esplicitamente dedicate alle droghe, ad esempio Tomorrow never knows, Got to get to in to my life, Day tripper.

18 agosto 2017

Nel letto delle Bananarama

Questa storia è ambientata nell'agosto 1987, periodo di grazia per il pop britannico. Alberto ha 22 anni, prepara la valigia e parte dall'Italia per passare un mese a Bristol, in Inghilterra, per poter perfezionare la sua conoscenza della lingua inglese. Lui non si aspetta di certo quello che lo attende: questo evento lo porterà ad avere incontri ravvicinati con alcune delle popstar più in voga del periodo.

Già dalla partenza avrebbe dovuto capirlo: sull'aereo che lo porta da Milano a Londra, seduta accanto a lui, c'è Tracy Spencer che l'anno precedente è stata in testa alla classifica italiana dei 45 giri con "Run to me", che le ha fatto vincere il Festivalbar. L'approccio tra i due non è dei migliori: mentre Alberto cerca di sistemare il suo zainetto nel portabagagli sopra i sedili, questo cade finendo in testa a Tracy, già seduta. La ragazza, nata a Londra ma che abita e lavora nel nostro paese, se ne esce con un italicissimo "Ma che cazzo!" Durante il viaggio i rapporti tra i due si distendono, e qualche fan in cerca di autografi arriva a scambiare Alberto per il ragazzo della cantante.

Atterrato in Inghilterra Alberto si dirige verso Bristol, dove alloggerà presso un'abitazione privata. È solo quando vi entra che scopre trattarsi della casa natale di Sara Dallin, la bionda delle Bananarama!
La ragazza in quel momento si trova a Londra, impegnata nella realizzazione dell'album "Wow!" che verrà pubblicato il mese successivo. Nel 1986 è uscito "True Confessions", dal quale è stato estratto il singolo più famoso del gruppo "Venus", finito al n°1 nella classifica di Billboard negli Stati Uniti. Le hit "Cruel Summer" e "Robert de Niro's Waiting..." (terzo posto nella sopracitata classifica USA) sono già state pubblicate con l'album "Bananarama" di tre anni prima, e la band è quindi all'apice del successo. Nel 1984 hanno persino partecipato all'incisione di "Do They Know It's Christmas?" con il progetto Band Aid, e si avviano ad essere consacrate "band femminile di maggior successo di tutti i tempi" dal Guinness dei Primati (1988), titolo che ancora oggi detengono.
Alberto è ospite della madre di Sara e, sorpresa delle sorprese, viene sistemato proprio nella camera da letto (letteralmente: nel letto) della cantante, le cui pareti sono tappezzate da poster ritraenti la ragazza.

Le Bananarama non sono però l'unica celebrità di Bristol in quel periodo. Il dirimpettaio di casa Dallin è infatti Tony Moore, tastierista dei Cutting Crew, che l'anno precedente hanno fatto uscire il loro album "Broadcast", trainato dal famosissimo singolo "(I Just) Died in Your Arms" (so che il titolo del pezzo non vi dice niente, ma cercatelo su Youtube, lo conoscete benissimo!) che finisce al primo posto nella classifica americana e quarto in Gran Bretagna.
Alberto e Tony si frequentano e diventano amici, e una sera vanno ad una festa a Londra con la macchina di Moore. L'auto è un "cab" nero uguale ai taxi inglesi, un veicolo ideale per fare scherzi, insomma. Quella sera la macchina si ferma davanti ai più prestigiosi hotel inglesi, ne scende Tony Moore con un cappello da tassista che apre le portiere ai suoi occupanti come fossero stars. Qualche turista in attesa vede la scena, carica la propria valigia nel bagagliaio, ma Moore gliela toglie spiegandogli che quello è un taxi "vips only", scatenando l'ilarità dei ragazzi.
Durante la festa ad Alberto viene presentato Lloyd Cole, cantante dei Lloyd Cole and the Commotions (il singolo "Lost Weekend" che portò l'album "Easy Pieces" al numero 5 della UK album chart nel 1985 dovrebbe suonarvi familiare).

Un mese purtroppo passa in fretta. In quel periodo Sara Dallin non è tornata a casa, cosa che invece ha dovuto fare Alberto. Infine, ve lo devo dire, a lui piacevano i Clash e i Joy Division, e non gli importava niente di tutti quei personaggi pop.

16 agosto 2017

I Beatles contro i Rolling Stones

Una leggenda molto comune negli anni '60 vedeva contrapposte le due più grandi band britanniche. Non era infrequente che una persona appena conosciuta ti chiedesse: "Preferisci i Beatles o i Rolling Stones?" Nata probabilmente in maniera spontanea dai fans, che proiettavano le loro pulsioni sui due gruppi (dove i Fab Four rappresentavano "i buoni", il pop, mentre i membri delle "pietre rotolanti" venivano identificati come cattivi ragazzi, come il rock) la leggenda venne bene accolta dalle case discografiche, che videro in questa un motivo in più che avrebbe messo al centro dell'attenzione la propria band. E poi si sa che il conflitto stimola gli animi, e spinge i fans a seguire con maggiore trasporto (e spesa) il gruppo preferito.

Ci fu reale rivalità tra i Beatles e i Rolling Stones? La risposta è no. Anzi, le due band erano amiche, tant'è che Richards e Jagger parteciparono al coro in "All you need is love" dei Beatles, mentre Lennon e McCartney cantarono in "We Love You" degli Stones. Molti altri episodi videro vicine le due formazioni, ad esempio i due frontmen degli Scarafaggi regalarono la loro canzone "I wanna be your man" all'altra band (salvo poi inciderne anche loro una versione). Per non parlare del fatto che sulla copertina dell'album più famoso dei Beatles, "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band", compare la scritta "Welcome the Rolling Stones".

Furono frequenti i contatti tra i baronetti di Liverpool e altre celebrità del mondo musicale degli anni '60. Il più storico di questi fu certamente quello con il loro grande mito, nonché re indiscusso del rock and roll Elvis Presley, avvenuto nel 1965. Le cronache dell'epoca lo descrissero come un incontro "freddo" tra una star già avviata sul viale del tramonto e chi gli stava soffiando la corona, ma in interviste successive i Beatles lo descrissero come un momento cordiale.

Altra stella del mondo della musica che ebbe il modo di incontrare i Beatles fu Bob Dylan, nel 1964. La leggenda vuole che fu lui ad iniziare i quattro ragazzi alla marijuana. Lennon in particolare era affascinato da Dylan, il quale gli consigliò di ispirarsi a lui nel comporre le canzoni. John lo prese in parola, e scrisse "Norwegian Wood" e altri brani in stile dylaniano, tant'è che ad un certo punto lo stesso Bob, attraverso la sua canzone "4th Time Around", gli chiese di smetterla.

Il rapporto più stretto, permeato di amicizia e stima reciproca, fu però con i Beach Boys. Fu dopo aver ascoltato "Rubber Soul" che i ragazzi americani decisero di realizzare un album altrettanto bello, e produssero "Pet Sounds". E fu ascoltando "Pet Sounds" che i Fab Four decisero di eguagliarne la bellezza creando "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band". Infine fu dopo aver sentito "Sgt. Pepper..." che Brian Wilson dei Beach Boys decise di distruggere il master del loro album "Smile" prossimo alla pubblicazione, perché nessun disco sarebbe mai stato più bello di quello dei Beatles. Ma questa è un'altra storia.